PRODUZIONI BIOLOGICHE E TRADIZIONE CONTADINA

Ho ritenuto opportuno dedicare uno spazio alle tradizioni romagnole, soprattutto quelle legate alla cucina e all’alimentazione,  per sottolineare come la nostra azienda intenda mantenere quel rispetto per la natura e  per l’ambiente tipico della cultura contadina.

Si tratta di considerazioni che si riallacciano ai motivi che ci hanno spinto a creare un sito Web: non intendiamo solo cercare nuove opportunità commerciali, ma soprattutto desideriamo lanciare un messaggio che possa rassicurare il consumatore. Non ci si può accostare al cibo con il timore che comunque possa farci male, bisogna recuperare un rapporto più sereno con l’alimentazione e questo è possibile se aziende agricole – come la nostra – scelgono di utilizzare metodologie biologiche e si sottopongono ai conseguenti controlli per garantire alimenti sani e di elevata qualità.

Per questo motivo si propongono alcuni articoli tratti da quotidiani e da riviste specializzate che trattano questi  temi. In particolare

“La carne bovina? La voglio biologica” a cura di Patrizia Romagnoli
(Articolo tratta da “Agricoltura”  – numero di Febbraio 2001)
(file in formato PDF -  45 Kb)

affronta le problematiche legate alla certificazione biologica della carne bovina; mentre Carlo Petrini lancia un messaggio rassicurante per i consumatori mettendo in evidenza la forte espansione dell’interesse per le produzioni biologiche.

L’articolo “Coraggio avanza la qualità” è apparso su “Specchio” Magazine allegato al quotidiano “La Stampa” n. 264 del 3 marzo 2001.

Peraltro segnaliamo che sono in forte crescita i ristoranti che scelgono con attenzione gli allevamenti presso i quali procurarsi la carne da servire ai propri clienti, indirizzandosi verso aziende biologiche o che comunque hanno intrapreso un cammino in tal senso.

Ad esempio il ristorante “Manueli” sito a Faenza in località S. Lucia – tel. 0546/642047 oppure 0546/642025 -, acquista vitelli e agnelloni pesanti presso la nostra azienda e da altri allevatori, che, come noi, sono in grado di garantire elevati livelli qualitativi dei prodotti.

La qualità peraltro non è solo un obiettivo che la nostra azienda persegue come singola impresa, ma si tratta anche di una caratteristica che contraddistingue più in generale l’ambiente in cui  si svolge la nostra attività. Il nostro impegno nei confronti del consumatore non sarebbe così efficace se non potessimo disporre di condizioni ambientali che non risentono di alcuna forma di inquinamento. Recentemente l’ARPA ha presentato una relazione sulla qualità della vita nel territorio casolano a seguito di un'indagine commissionata dalla Comunità Montana dell’Appennino Faentino, dalla quale è emerso che la qualità delle acque superficiali,

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L’acqua necessaria per l’allevamento viene attinta da un ruscello che attraversa i terreni dell’azienda. Si tratta di un’acqua incontaminata, di elevata qualità che rappresenta un ulteriore elemento che contribuisce al benessere degli animali.

la presenza delle polveri in sospensione, la composizione fisico-chimica della terra, la rete fognaria e l’inquinamento elettromagnetico e acustico del comprensorio casolano, rientrano nelle medie positive dettate dalle normative vigenti. Da questa indagine Casola risulta in perfetto equilibrio e sintonia con il proprio ambiente. Per maggiori informazioni si veda l’articolo di Riccardo Isola apparso su

“Il Corriere di Romagna” del 29 marzo 2001
“ Dati positivi sulla qualità della vita in collina – analisi ambientale ARPA nella zona di Casola”
(file in formato PDF - 23 Kb)

La crescita di funghi nei boschi della zona rappresenta un indice significativo della salubrità e dell’integrità dell’ambiente del territorio casolano confermate anche da una recente indagine condotta dalla ARPA. Per maggiori informazioni si veda l’articolo di Riccardo Isola apparso su “Il Corriere di Ravenna del 29 marzo 2001

La qualità della vita non è comunque l’esclusiva risultanza di condizioni ambientali ottimali, ma rappresenta una  positiva condizione favorita anche dal recupero di tradizioni e modi di vivere di un tempo, non in un un’ottica nostalgica, ma cercando di riappropriarsi di tutto ciò che, pur appartenendo al passato, può aiutarci a vivere meglio oggi.

Questo tema è stato affrontato dal Dr. Giuseppe Sangiorgi, casolano,  giornalista e studioso della cultura e delle tradizioni romagnole, del quale si propongono due suoi recenti interventi sulla cucina in Romagna

La cucina romagnola fra storia, tradizione e prevenzione”
(file in formato PDF - 100 Kb)

relazione presentata nell’ambito dell’iniziativa La Zoca organizzata dal Comune di Solarolo, e sul recupero delle tradizioni culinarie romagnole

“Il recupero delle tradizioni gastronomiche romagnole sotto il profilo materiale e culturale”

prezioso contributo reso in occasione  di una iniziativa su queste problematiche organizzata dal Comune di Cervia nel mese di Aprile 2001.

A corredo di questa pagina non poteva mancare qualche immagine del passato, si tratta di alcune foto scattate nel 1947 da un carissimo amico della nostra famiglia, Gino Guerra, e gentilmente messe a nostra disposizione da suo figlio Domenico –  medico veterinario a Faenza – che ha appreso la passione per la natura e gli animali, trascorrendo alcuni periodi, in tenera età, presso la nostra azienda.

Le foto ritraggono la famiglia Unibosi nell’immediato dopoguerra e la vecchia casa colonica prima della sua ristrutturazione.

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Un giorno di festa a Ca' Maione (così si chiama la casa colonica dove abita la famiglia Unibosi).
E' l'unica foto che ritrare la vecchia abitazione prima dei lavori di ristrutturazione avvenuti nel 1951. L'autore della foto,
realizzata nel 1947 con una delle prime macchine con autoscatto dell'epoca, è il sig. Gino Guerra (in basso a destra)

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Foto di famiglia.
La foto risale al 1947 e ritrae la famiglia Unibosi, con in primo piano l'arzdòr e l'arzdòra (nonno Arturo e nonna Natalia).
La disposizione dei soggetti non è così casuale, riflette infatti i rapporti gerarchici all'interno della famiglia contadina
di un tempo, il fatto che le figure più autorevoli della famiglia sedessero in prima fila indica la particolare posizione di prestigio all'interno del nucleo familiare. L'arzdòr era il contadino più anziano, era responsabile del buon andamento dell'economia familiare, teneva i conti e andava al mercato. L'arzdòra era la vera reggitrice della casa - solitamente la moglie dell'arzdòr - sovrintendeva a tutti i lavori domestici, alla custodia degli animali da cortile, alla vendita durante il mercato dei prodotti (polli, uova, formaggi..) con il cui ricavato provvedeva ai piccoli acquisti per soddisfare le esigenze domestiche. (Foto Gino Guerra)

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La foto ritrae un carro trainato da buoi (Foto Gino Guerra)

 

Prima di concludere si propongono ancora alcune foto del passato relative a momenti di festa e di lavoro della nostra famiglia:

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La foto ritrae un paio di buoi col giogo

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La foto ritrae l’allattamento artificiale di un suinetto, succedeva infatti con una certa frequenza che venisse alla luce un numero troppo elevato di piccoli così per quelli più deboli, l’alimentazione doveva essere integrata con latte vaccino che veniva somministrato con una tettarella

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In occasione del primo centenario della famiglia Unibosi (1982) viene consegnata ad Armando – quale capofamiglia – una targa commemorativa dell’evento che raffigura una vite di sangiovese. Si tratta di una varietà tra le più conosciute ed apprezzate in Romagna, tanto da costituirne quasi una bandiera. Nel nostro caso assume un significato ancora più forte perché ai bordi di un campo resiste ancora una pianta di sangiovese messa a dimora dal nonno Arturo che fondò l’azienda Unibosi nel 1935

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Nei pressi dell’abbazia di Valsenio si svolge, in occasione della prima domenica del mese di maggio, una fiera – esposizione di bovini, equini ed ovini allevati nell’alta vallata del Senio. La manifestazione si conclude con la premiazione degli esemplari maggior pregio. Nella foto è ritratta una manzetta di razza romagnola classificatasi al primo posto, in occasione della fiera del 1989

 

Non ci soffermiamo su queste tematiche, ma segnaliamo una recentissima pubblicazione realizzata nell’ambito del progetto “Turismo di qualità e vendita integrata delle risorse collinari: la casa contadina nel territorio casolano – Valorizzazione ed utilizzo”, finanziato dalla Regione Emilia – Romagna e dal fondo Sociale Europeo all’interno dell’obiettivo 5B, a favore dello sviluppo delle aree collinari.

L’opera dal titolo “La casa contadina nel territorio casolano” – è stata curata da ECAP Emilia Romagna, sede di Ravenna -  hanno contribuito alla stesura dei testi l’Arch. Tiziano Conti per quanto riguarda il recupero dell’edilizia rurale e il Dr. Giuseppe Sangiorgi per quanto attiene alle tradizioni popolari, elemento di fondamentale importanza per capire anche gli aspetti di carattere tecnico – urbanistico.

A conclusione di queste brevi pagine, che spero possano essere anche un piccolo riconoscimento per la dedizione al lavoro dimostrata dalla mia famiglia, in tanti anni di attività, ringrazio tutti coloro che hanno contribuito a realizzare questo sito con i loro suggerimenti e con la loro collaborazione:

  • il Dr. Francesco Leucadi, collega presso il Comune di Faenza in qualità di Capo Servizio Informazioni e Decentramento che mi ha aiutato nella realizzazione grafica;

  • il Dr. Giuseppe Sangiorgi e  il Dr. Angelo Gambi per avermi consentito di riprodurre la registrazione dei loro interventi;

  • l’Assessorato alla Cultura del Comune di Solarolo per avermi messo a disposizione le registrazioni degli interventi resi in occasione dell’iniziativa “La zoca”;

  • il Dr. Domenico Guerra per le foto realizzate da suo padre Gino nel 1947;

  • il fotografo Antonio Veca per le foto scattate nel gennaio 2001 presso la mia azienda;

  • gli amici e le amiche che con i loro suggerimenti ed il loro sostegno, mi hanno incoraggiato nel portare a termine questa impresa che, considerati i mezzi “artigianali” a mia disposizione,  non mi appariva di così facile realizzazione.

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Giugno 2001: festa d'inaugurazione del sito aziendale
Fra gli altri, il primo da destra: il dott. Giuseppe Sangiorgi, autore di alcuni interventi pubblicati.

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